...ne ho sentito molto parlare
ho sentito sproloqui e critiche forbite
dottrine formulate da novelli sacerdoti e da pedanti cardinali,
critiche rivolte quasi sempre a se stessi, a uno smisurato senso di convenienza e quasi sempre di parole
" muscolari",
che mettono in risalto la propria vanità, il proprio sapere...!! forze del pensiero....
...mi vengono in mente, quei bei gargarismi con collutorio, che normalmente si fanno davanti a uno specchio ...già appunto specchiandosi..
difronte a un quadro
oggi però, mi pongo altre domande
cerco diverse spiegazioni, appunto...
ma in concreto
e mi rivolgo sempre a me stesso :
1) in che modo questa opera d'arte può costruttivamente e concretamente cambiare il mio modo di vedere o pensare alle cose sulla realtà?
o meglio in che modo ri-vedo la mia realtà...
2) in che cosa si rivela , o mi svela un nuovo affaccio? l' opera???
3)quale è il carattere necessario per cui questa opera, d'arte è giusto che mi possa rapire sottraendomi dalla certezza della mia realtà??
4)e soprattutto a cosa serve?
5)e quindi cosa ci faccio? che me ne faccio?
I motivi per cui un opera d'arte può assolutamente essere ricca di rivelazioni, e sicuramente perchè essa, influirebbe sul nostro pensiero
nel modo di contaminare il nostro vedere
e sulla nostra percezione della realtà
i messaggi sono ben chiari e evidenti.
Pensare però che questi messaggi, questi impulsi che sono dentro l'opera d'arte, volontariamente o involontariamente sia l'unico indizio per cui vale la pena risalire per "comprendere" , sarebbe troppo facile e riduttivo.
In verità io credo,che un quadro o una scultura posseggono un destino finale che sono al di là della parete come mera decorazione e della verità, e al di quà della stessa per ciò che in realtà serve e da cosa ne facciamo.
Potremmo immaginare comunque che l'opera d'arte viene vista come - sintesi- di verità,stille d'acqua, scelte come in una selezione di quadri , che,ha lo scopo e la funzione di finestra aperta
un affaccio estivo su parete che ci ricorda un pensiero forte
un progetto da definire o da concludere o forse da cancellare .
Questa finestra aperta , comunque la si veda...
ci costringe a sottrarre il nostro spazio visivo sulla realtà
la realtà dunque ci viene sottratta attraverso il fascino della materia il doppio gioco che ha la funzione-finzione della bellezza e l'enigma della figura e l' ambiguità del colore-luce.
Ma questo quadro cosa vorrà mai dire?
Forse che la sua stessa presenza nasce dalla necessità di negarci la possibilità di vedere?
Come Caravaggio che con le sue figure santificate, ci spinge verso l' oltre... comprimendoci, schiacciandoci ,scavando un varco (verso noi) oltre la superficie della parete, invadendo e aprendo un solco tra noi e lui, tra presente e passato, egli è tra quelli che cerca la verità attraversando la menzogna dell'ombra , creando furbamente,il doppio gioco tra realismo dell'apparenza e la luce...
una luce quasi sempre radente, arricchita da una maestria- talento incline alla
"vero-somiglianza"... e solo in parte, in un secondo momento(osservando bene) percepiamo come il vero senso di questi volumi , figure ammantate di verità.
ebbene si....mi domando:
In che modo Il Martirio di San Matteo potrebbe cambiare la mia visione sulla mia realtà?
Questa opera d'arte , questo capolavoro,è giusto che mi possa rapire sottraendomi dalla certezza della mia realtà??
vediamo un pò......
Il Caravaggio sposa quasi sempre, come idea introduttiva alla scena dell'Opera,( il sipario,) una sorta di sipario su cui si apre la scena " teatrale" ,i gesti ,le espressioni , alcune movenze imbastite e rubate alla vita popolare , che usa come veicolo di sfondamento tra noi e il personaggio del quadro, tra la realtà e la verità, rompe gli schemi tra ciò che rappresenta e quello che realmente è.
Una miscela potenzialmente esplosiva calibrata bene tra quello che la figura inscena con il "personaggio" raffigurato, e la bellezza realistica che possiede.
L'uomo giunge a noi ancora prima del Santo,l' uomo arriva ai nostri sensi ancor prima della nostro visibile, si posa sulla nostra retina oculare per pochi istanti
" la figura santa" o profetica che sia , si scambia,in una sorta di rito ,un uomo santificato..
Ecco in cosa è moderno Caravaggio
è ,nel perché ha dato vita al nuovo volto
a un uomo con sembianze santificate, l'uomo è più vicino a Dio di quanto non si sia manifestato pubblicamente prima.
Lui Caravaggio santifica puttane barboni e semplici uomini, dandole una nuova missione esistenziale ,gli da un nuovo ruolo,
Lui assolve tutto e tutti , li rigenera purificandoli con la sua pittura a colpi di pennello in una sorta di limpida benedizione.
Il Santo s'incontra con l'uomo come per uno scambio di persona .
Il Caravaggio più che in altri pittori e il più dichiaratamente vero ,il primo che ci svela la bellezza e il mistero del reale del quotidiano , i gesti le espressioni del corpo di questi uomini, sono vere come quelle dei nostri Santi che sono stati idealizzati fin ora, ci svela che nella movenza di una mano-mano o di uno sguardo esiste anche il movimento di una Chiesa rivolta solo a se stessa e ci fa capire che la bellezza del pensiero va ricercata nella religione come nel quadro dipinto, e che la verità ci viene in soccorso sopratutto nella vita reale, nel nostro quotidiano, nel nostro compagno o nemico che sia.
Come in un gesto abituale il personaggio centrale dal corpo seminudo che rompe la scena del Martirio di San Matteo egli.. afferra il polso del Santo con una sicurezza e una presa abituale sconcertante
e,nell'attimo prima di trafiggerlo questo personaggio, si china in una postura da" Prigione " (per poi scomodare l'altro Michelangelo)
lui gli ruba la posa, ma non la sofferenza, che è dell'altro, Buonarroti è più intro-verso
Caravaggio al contrario agisce da mandante dipingendo questo sanguinario personaggio (con movimenti da villano ) quasi un grido.
Ecco l'assassino brandisce una spada che alla luce del patibolo-altare stà per uccidere.
Il chirichetto corre verso destra scappando all'agguato (quasi una resa di conti), grida all'omicidio amplificando il movimento della scena
dunque adesso, il sipario è pronto, si apre, e gli spazi si distinguono , le figure seminude posti in primo piano aspettano a convertirsi , mente il Caravaggio li usa Furbamente, per creare una prospettiva ornamentale rinforzata, loro attendono invano il proprio battesimo.
Loro assistono allo scempio già pentiti di questa conversione battesimale , osservano passivi.
...già loro che somigliano tanto al personaggio sanguinario,stanno fissi fermi come statue immobili e oziosi
ancora una volta il Caravaggio specula alla loro vocazione omertosa, e li usa per amplificare una opposizione compositiva, con l'irruenza del gesto di questo giustiziere, che squarcia la nostra scena e ci travolge.
Il Caravaggio si affida al gioco di mano, che aperta (corre al riparo scomodando ancora il nostro beneamato Buonarroti) del San Matteo quasi per schermare la violenza e aprire la mano alla luce redenta provenire dall'alto questa mano che non afferra la palma dell'angioletto che su una nuvola in alto con un gesto circense cade in soccorso del santo, e ci ricorda il suo martirio.
Quanta omertà esiste in questa scena religiosa, che ha la violenza e il sentore di un agguato camorrista.
Ancora una volta per il Caravaggio ciò che vede nel quotidiano è fondamentale egli lo usa per scardinare la nostra iconografia egli ancora, ricompone il fatto (come una merlettaia) e lo ripropone in questa versione sacra.
Mi giungono con una certa urgenza le risposte alle domande:
in che modo sia conveniente, farmi rapire e sottrarre dalla mia realtà?
Lui , Carvaggio mi serve per non dimenticare che la sacralità risiede in ogni luogo che vedo nel mio quotidiano, non come dimensione ma sopratutto come forma, e che Cristo con lui è rimasto uomo, e che la forza della forma si completa con la magia della vero-somiglianza ovvero una sorta di Homo Sacro.
...a cosa serve? che me ne faccio?
privatamente serve per ricordare che il dramma non risiede nella finzione dell'ombra e che esso, incontra la massima forza solo con il bagliore e l'inganno della luce ,mi serve come monito a memoria da non ripercorrere.
SPECCHIO....... L'Arte del riflesso
Oggi tornando a casa ho incontrato il mio parrucchiere Luigi e tra le solite chiacchere a un certo punto parlando, il mio sguardo ha incrociato la mia immagine,mi sono imbattuto in uno specchio... e come avviene di solito ci si dà un'aggiustata ai capelli, un'occhiata veloce e un saluto cortese e via.." ciao alla prossima"...
Poi il ricordo mi ha portato lontano in ricordi da bambino, quando io con mio fratello Bruno andavamo dal parrucchiere per tagliarci i capelli,ricordo che era un grosso problema,io stavo male un giorno prima.
Purtroppo a noi piacevano i capelli lunghi e l'idea di doverseli tagliare era una tragedia.LUTTO
Mi ricordo quando arrivava il momento fatidico, battendo l'asciugamano(come un torero) il barbiere diceva IL PROSSIMO io spingevo mio fratello che non si poteva sottrarre dal carnefice, era li, già a cavallo di quella sedia sinistra, snodabile,poi il barbiere con voce alta,semi confidenziale ti domandava :" come li tagliamo"?
per noi non esisteva un modello vero e proprio.... dicevamo.. con voce timida un po qui un po li il ciuffo nooo per carità...
poi nel corso d'opera il barbiere al solito non capiva niente e nella confusione di parlare, li tagliava ..a suo piacimento terribilmente corti
tu che volevi fermarlo, ma alla fine ti affidavi alla sua clemenza e ti rassicuravi ...saprà lui..
Poi alla fine quando eri quasi pelato si fermava... prendeva uno specchio da tavolo circolare dal cassetto, e ti specchiava la nuca dal retro e domandava se andava tutto bene...
Lo avrei ammazzato!!
Si bene,
lui con un gesto vigoroso afferrava la scopa e come un novello "caronte" gettava via i miei capelli morti sul pavimento.
Già lo specchio
che riflette la mia immagine virtuale,
già perchè quello, quello non sono io
egli riflette sulla mia immagine
egli incrocia la mia immagine
per un momento ancora
resisto
esistono artisti che si sono concentrati sull'uso della luce e del riflesso, già appunto dallo specchio.
Ma che cos'è lo specchio e perché un'artista decide di riferirsi allo specchio come mezzo e utilizzo per comunicare?
e che utilità può avere per me?, o meglio mi domando la solita frase in che modo quest'opera d'arte è giusto che mi possa rapire sottraendomi dalla certezza della mia realtà??
Forse quest'artista mi vorrà dire qualcosa di nuovo?
Egli s'infrange sullo specchio come la sua arte , s'infrange così allo stesso istante la mia immagine riflessa , si materializza per l'attimo per sparire per sempre
la mia persona entra nella superficie metallica delle sue opere già appunto specchiandosi.
esercizi di ri-flessi, riflessioni apparenze di luci e bagliori,specchiandosi in passerelle di gente che di passaggio attraversano queste lamine d'acciaio, veloci guizzi di pensiero effimero.
La luce essa si vera, viene catturata in un gioco ordinato di molecole, che distribuite sulla superficie in piano sono pronte a riflettere le immagini.
Specchi fissi come delle sentinelle stupide rivolte con lo sguardo sulla realtà, custodi di condominio ,attenti e pronti a domandare:
" Lei dica, dove và "?
Già ma bisognerebbe informare questo artista!!!
INFORMIAMOLO
OGGI ESISTONO LE TELECAMERE che registrano con memoria... memorizzando queste beghe condominiali , registrano queste pure situazioni.
Ma poi..che forse memorizzare è già molta fatica?
forse potrebbe non interessare al nostro amico?
Egli specula sulla mia immagine , la riflette e mi ruba la sagoma intrappolandomi in questi fondali specchianti prospettici che lui ama chiamare immagine sul futuro.
Ecco mi ritrovo mio malgrado in una pura situazione, di fatti e situazioni a me estranei .
Egli immobilizza il momento come fosse una" mantovana di carta" carta velata, incollata su un'angolo d'acciaio , figure immobili, che materializza, e dove s'aggira come su una giostra, il primo indizio,e credo l'unico di questo "rebus".
Un flusso di persone s'impossessano dello sfondo, attraversano fluttuanti questi pannelli carichi di luce riflessa, essi creano un movimento spazio-tempo opposto all'immobilismo della figura illustrata- bidimensionale questa campitura ,incollata alla superficie dell'opera,il ritaglio illustrato estrapolato alla fotografia dal gusto pop , un ritaglio perento della pagina di un vecchio quotidiano .
Ecco allora vibra la superficie d' acciaio tirato a lucido











