mercoledì 27 maggio 2015

Largo alla Testa

Largo alla testa

dipingere può contribuire a modificare il corredo genetico alla nostra specie? La storia delle arti già ricca di influenze dirette sui costumi dei popoli. Adesso affaccia ipotesi creative sulle modifiche del corpo,dei sensi,delle energie psicofisiche. Danza e teatro affinano esperienze del volo in scena, simili alle fluttuazioni astronomiche nel vuoto. Scultura,pittura,video,film, inscenano metamorfosi realistiche di ibridi, chirurgie, reti cerebrali, criogenica umana, e altre varianti abnormi dell'umana storia del vivente; per non parlare di tatoo e bioarte. Monta l'evoluzionismo figurale laddove scema l'avanguardia oggettuale. Le arti aprono il linguaggio all'evoluzione dello stesso genoma umano, immaginando mutazioni delle nature viventi,in sintonia con gli esperimenti tecnoscientifici, quando non in anticipo. Tale è lo sfondo cui ci rivolgono i quadri di Maresca,conturbanti ma non abnormi, dove i crani dilatati con occhi non più solo frontali ispirano un homo marescus,futuribile ma antico.

La fisiognomica espansa che Pasquale Maresca Russo scalpella nelle sue pitture da parecchi anni è ricca di sottofondi. Bene. E bilancia le mire inquiete dei volti con l'oscura pace degli animi. Meglio. La considero un'opera di raffigurazione al petrolio che promette pozzi fluenti e perciò la commento. Premesso, senza scomodare l'evoluzionismo darwiniano, che lungo gli eoni attraversati delle specie umane i loro crani si sono accresciuti un bel pò, può ora l'arte preconizzarne un'ulteriore crescita a ragion non ancora veduta? Ma certo. La nanotecnologia è già stata precorsa da episodi ideologici di maxi-mascella. Dunque, la ritrattistica di Pasquale avrà il pregio di prefigurare il futuro delle umane spezie(Dante); oppure(per gli scettici) potrebbe resuscitare i crani vari dell'homo abilis al sapiente.

Raffigura di solito teste di proporzioni sorprendenti, ma non per chi guarda i film su un wide screen. Invece di seguire le misure vitruviane ,Maresca dilata le proporzioni del capo nobile dei nostri corpi e aumenta la misura di una testa larga sette settimi. Così ristrutturandola, fa una modifica attiva, non una distorsione espressiva: delinea una specie pittorica. Si dirà: è realtà aumentata della tecnologia di ultima serie, da un selphie modello-azteco. No,sempre e solo pittura è, segnata con saldi gradienti oleosi. Converrà congetturare pertanto un'aberrazione genetica . E' un cocoon umano nato da una ritrattistica alieno? Macchè. Un casuale salto evolutivo della specie, non più tanto sapiens? Perchè no." E se così fosse", direbbe un cacciatore di alieni," saremo invasi da ceffi Neanderthal?" Il suo specchio mi fa brutto e buio, Maestro! Scusi, ma io sto discutendo sulla pelle de mio ritratto.

A dir vero, nello specchio dimensionale ma non irreale di Pasquale mi ritrovo strano, non brutto. A dirla tutta, la sua pittura mi somiglia. E di certo chiarore aureolato lungo la calvizie mi compiaccio. Non appaio più come una testa ovale verticale; adesso mi sogguardo tra gli occhi piccoli e distanti (io che li ho vicini) e noto incavi pulsanti. L'ovale si dilata ora in orizzontale come se si sdoppiasse; fa largo ( immagino, spero) a più cervello, a migliori sogni.Pasquale si prende cura e non abbellisce.

Già, l'uomo Neanderthal,poverino. Estinto quaranta o trentamila anni fà, perchè carente di un vero apparato di fonazione,disarticolato e stridulo nella voce, più forte nella lotta, meno sapiens a caccia e inabile alla tv. Eppure rintracciato , di recente, mediante un genoma incrociato già migliaia di anni prima fuori dell'Africa con gli ominidi della nostra specie. Antropologi evoluzionisti, serve un'arte che sappia mostrare il "raggio verde" del tramonto neanderthaliano giunto fino al sapiens vincente, un homo oggi capiens? Sarebbe un'impresa genestetica. Non più giocare a mostrare che il re è nudo e nessuno lo vede per la sola ragione che la esibiscono tutti, la nudità che non hanno; ma scoprirsi diversi al cospetto dei propri ritratti, qui dipinti con istantanei tratti verdi nei grigi e neri della storia.

E poi que viva Mexico!La lunga frequentazione messicana del nostro pittore d'origine milanese ha, ovvio a dirsi, insufflato influenze nel suo lavoro: non ultimo,il culto del senso di vanitas della vita. Non so della Ciudad dove lui abita,ma io testimonio che c'è di che meditare davanti alle sue pitture al nero, al modo stesso dei messicani quando festeggiano lo stare allegri dinnanzi alla morte patita dagli altri.Più che ai muralisti latinos,ai mitici Diego e Frida, agli odierni Cuevas o Botero, Maresca deve avere guardato all'antica abilità dei crani forati per lenire il male, ai capolavori in oro, ai resti della civiltà degli Aztechi, crudeli ma astronomi ingegnosi, crudeli come erano i loro celi assetati. La sua ritrattistica severa, ovale come l'universo, tratteggia il volto dei cieli in crescente espansione.

Maresca Russo dipinge figure straniate e rprogrammate, non espressioniste nè nidificate in simboli. In tal senso la sua opera fluisce nell'ambito di una figurazione ingegnosa che ha il merito di eccitare il sentore dell'estraneo, il sapore dell'altro, l'intenzione del nuovo, ovunque la globalizzazione, che è dei popoli e non solo dei capitali, omologa il tutto o teoria del tutto in un diluvio a chiazze meteo. Nomadi, non c'è più spazio dove andare. Straniati, siamo il ritratto di altri. Sicchè affermerò che lo straniamento estetico, complice gli stiramenti dimensionali, è meglio del nomadismo: anzi, è strano.


Tommaso Trini , 17 maggio 2015